martedì 18 settembre 2012

La "pecora Bidda" e il mulesing...riflessioni "cruelty free"


Come anticipato oggi vi parlo di un pensiero che mi ronza in testa da un po’ di tempo. 
Le novità autunno inverno sono in arrivo e giorni fa stavo per scegliere i tessuti e la lana con cui dar vita alle  idee che mi frullano in testa. Quando mi sono domandata: ma quale lana? E la lana da dove arriva? Sino a che punto della filiera produttiva si riesce a risalire?


Ho un ricordo molto bucolico che risale (oddio) a 22 anni fa. Un pomeriggio in campagna, in cui io, mio fratello e la mamma fummo invitati ad assistere alla tosatura della ”Bidda”, la pecora della vicina, che non appena avevamo pane secco andavamo a “sfamare”. Stava dentro una piccola stalla, quando ne varcavo la soglia provavo uno strano sentimento, quasi un misto di paura e affetto: nella penombra qualcosa di vivo si muoveva, ne sentivo i passi sulla paglia, aveva un muso dolcissimo, allungavo la mano un po’ tremante, con il palmo ben aperto per farle vedere il pezzo di pane, e lei con il suo muso rosa umido e un po’ pelosetto delicatamente prendeva quanto le veniva offerto.
Il giorno della tosatura la Bidda se ne stava coricata a terra con le zampe legate, con delle forbici specifiche ciuffo per ciuffo veniva tosata. Forse avrà protestato un po’ all’inizio, ma poi stava tranquilla, e per un po’ la tosai pure io.

Per me il tosare le pecore si esauriva qui. Un mese fa incappo su un articolo Vegan che parla del Mulesing ovvero una pratica utilizzata negli allevamenti che consiste nello scuoiamento della pelle della zona anale e perianale di animali vivi. Si esattamente! Viene utilizzata principalmente in Australia nei grossi allevamenti di pecore merino per ridurre le infezioni di larve di mosche. Sulle prime penso, da anima pura quale sono, che la notizia non sia vera, poi che sia una notizia gonfiata, poi spero che sia una pratica di pochi e poi affronto la realtà: sicuramente quasi nessuna pecora viene tosata a mano mentre dei bambini le sussurrano dolci parole nelle orecchie… e la lana che acquistiamo, che viene venduta come filato nei lanifici italiani, arriva dall’Australia.

Leggo sul web che alcune case di produzione della lana, hanno protestato, e richiedono che non sia apportata la pratica del mulesing, e dichiarano che le loro lane non sono vittima di questa sofferenza.


Al di là della pratica del mulesing scopro che non vedevo ciò che è ovvio…le pecore da lana sono state “migliorate” dall’uomo nel corso dei secoli, affinchè il vello fosso sempre più lanoso. Scopro che le pecore in natura perderebbero il pelo come il mio cane, al termine della stagione fredda, mentre negli allevamenti vengono tosate prima che l’inverno sia finito con conseguenti shock termici per gli animali. Il macello è la destinazione quando il pelo inizia a crescere lentamente o perde qualità.

Da un po’ di tempo ho iniziato a sostenere che gli animali non sono al nostro servizio, soprattutto quando esistono delle alternative, per questo vi comunico che da quest’anno Parpaja cercherà il più possibile di essere Cruelty Free: vorrei utilizzare solo lana 100% acrilico, ovviamente andrò a terminare le scorte che ho ancora in giro per la casa. Esistono inoltre tessuti alternativi come il pile (che nasce dal riciclo della plastica), il velluto, la felpa e la felpina, l’acrilico…insomma non vi farò morire di freddo!

Credo inoltre che dovremmo domandarcelo veramente se quel capo che abbiamo nell’armadio non meriti una seconda chance. Quante volte le nostre nonne sfacevano un vecchio maglione per crearne uno nuovo? Quanti gomitolini inutilizzati rotolano fuori dai vostri cassetti? Riutilizziamola questa lana, facciamola vivere più a lungo possibile!!!

Questa la mia nuova sfida!
Parliamone! Scrivetemi!

p.s. ovviamente mi domando se la produzione dell’acrilico non sia più inquinante della produzione di lana vergine … ma ho scelto di stare dalla parte degli animali!
p.p.s. cruelty free significa senza crudeltà: niente pelle, niente piume, niente pellicce, niente seta...insomma nessun animale perderà la vita o soffrirà...quando io posso scegliere di vestirmi con materiali alternativi.    

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